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Salute e benessere

Osteopatia pediatrica: che cos’è, quando i genitori la cercano e cosa aspettarsi

di Redazione 5 min di lettura
Colonna vertebrale stilizzata fra due mani

In sintesi

Che cosa fa un osteopata con un neonato o un bambino, che cosa prevede la legge italiana e quando invece la prima porta a cui bussare resta quella del pediatra.

Quando in famiglia arriva un neonato, «portarlo dall’osteopata» è uno dei consigli che circolano di più fra genitori, al nido e nei gruppi online. Spesso però arriva senza il contorno: che cosa fa davvero un osteopata con un bambino piccolo, che cosa dice la legge italiana, e soprattutto quando invece la prima porta a cui bussare resta quella del pediatra. Proviamo a mettere in fila le informazioni verificabili.

Che cos’è l’osteopatia pediatrica

L’osteopatia è una disciplina manuale: il professionista valuta con le mani la mobilità dei tessuti, delle articolazioni e delle strutture connettive, e interviene con tecniche manuali. «Pediatrica» non indica una tecnica diversa, ma un ambito: il trattamento di neonati, bambini e adolescenti, che hanno corpi in crescita, tessuti più elastici e capacità di adattamento molto diverse da quelle di un adulto.

Concretamente, con un neonato non si usa nulla di ciò che l’immaginario associa alle «manipolazioni»: niente movimenti bruschi, niente scrosci articolari. Il contatto è leggero e prolungato, e buona parte della seduta è osservazione: come tiene la testa, come si gira, come si attacca al seno o al biberon.

Illustrazione astratta: una forma a coppa che sostiene una sfera chiara, su fondo blu a onde
Con i più piccoli il lavoro è di sostegno e di ascolto, non di forza.

In Italia l’osteopata è una professione sanitaria

Non è un dettaglio burocratico, ed è la prima cosa da verificare. La legge 11 gennaio 2018, n. 3 ha istituito l’osteopata fra le professioni sanitarie italiane; i provvedimenti successivi hanno definito per gradi il profilo professionale e i percorsi formativi riconosciuti. Il quadro aggiornato delle professioni sanitarie è pubblicato dal Ministero della Salute.

Che cosa se ne fa un genitore: chiedere sempre quale formazione ha il professionista e da quale percorso riconosciuto proviene. Esistono inoltre elenchi di categoria, come il Registro Osteopati d’Italia, utili per una verifica preliminare — che non sostituisce la domanda diretta.

Perché i genitori chiedono un consulto

I motivi più ricorrenti per cui una famiglia si rivolge a un osteopata nei primi mesi di vita sono:

  • una preferenza marcata a girare la testa sempre dallo stesso lato;
  • un appiattimento della nuca o un’asimmetria del capo notata dai genitori o dal pediatra;
  • difficoltà nell’attacco al seno, o un attacco che funziona da un lato solo;
  • pianto inconsolabile e rigurgiti frequenti;
  • sonno molto frammentato senza una causa individuata;
  • nel bambino più grande, dolori posturali, esiti di traumi sportivi, tensioni ricorrenti.

Qui serve onestà: per diversi di questi motivi le prove scientifiche a sostegno del trattamento osteopatico sono limitate o discordanti, e non permettono di promettere un risultato. Un professionista serio lo dice prima, spiega che cosa si aspetta di ottenere e in quante sedute, e propone di fermarsi se non succede nulla.

Come si svolge una seduta

Illustrazione astratta: tre cerchi collegati che rappresentano colloquio, valutazione e trattamento, su fondo blu a onde
Colloquio, valutazione, trattamento: le tre fasi di un primo incontro.
  1. Il colloquio. Gravidanza, parto, peso alla nascita, andamento dell’allattamento, sonno, eventuali diagnosi e visite già fatte. Vale la pena portare il libretto pediatrico e i referti che si hanno.
  2. La valutazione. Osservazione del bambino sveglio e a suo agio, poi valutazione manuale. È il momento in cui possono emergere segnali che richiedono un invio al pediatra o a uno specialista, invece che un trattamento.
  3. Il trattamento. Tecniche manuali dolci, spesso a bambino in braccio o addormentato. Una seduta dura in genere fra i venti e i quaranta minuti, gran parte dei quali di colloquio e osservazione.

Che cosa l’osteopatia non è

Non è un’alternativa al pediatra e non è una terapia per le malattie dell’infanzia. Il pediatra di libera scelta resta il riferimento per la crescita, le vaccinazioni, le diagnosi e le terapie: l’osteopatia, quando ha senso, si affianca a quel percorso e non lo sostituisce.

Ci sono situazioni in cui la strada è una sola, e passa dal medico: febbre, vomito ripetuto, calo o arresto della crescita, un trauma recente, pianto associato a rifiuto del pasto, o qualsiasi cambiamento improvviso che preoccupa. Per informazioni pediatriche di fonte istituzionale sono utili i portali dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e della Società Italiana di Pediatria.

Domande frequenti

Da quale età si può portare un bambino dall’osteopata?

Non c’è un’età minima stabilita: si valutano anche i neonati di poche settimane. Quello che cambia con l’età non è l’accesso, ma la delicatezza dell’approccio e il tipo di tecniche impiegate.

Il trattamento fa male al bambino?

Con i lattanti il contatto è leggero e non deve provocare dolore. È normale che un bambino pianga perché viene spogliato, spostato o perché ha fame; non è normale che pianga per il dolore provocato da una manovra. Se succede, il trattamento va interrotto e va detto subito al professionista.

Quante sedute servono?

Dipende dal motivo della consulenza, ma un percorso che non mostra alcun cambiamento dopo le prime sedute va rivalutato invece che proseguito. Diffidare di chi propone in partenza pacchetti lunghi senza un obiettivo dichiarato.

Serve la prescrizione del pediatra?

Non è obbligatoria per accedere a una consulenza privata, ma parlarne prima con il pediatra è utile: aiuta a escludere cause che richiedono un altro percorso e a far dialogare le due figure.

Prima di prenotare

Arrivare preparati rende il primo incontro molto più utile: annotare da quanto tempo si osserva quello che preoccupa, in quali momenti della giornata si presenta, che cosa è già stato provato e che cosa ha detto il pediatra.

Puoi consultare le prestazioni dello studio, sapere chi siamo oppure scriverci per fissare un appuntamento: ti richiamiamo per indirizzarti al professionista giusto.

Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce la valutazione del pediatra o di un altro professionista sanitario.

Autore

Redazione