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	<title>Studio Le Maree</title>
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	<description>STUDIO OSTEOPATICO</description>
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		<title>Osteopatia Viscerale: relazione tra emozioni e organi.</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Feb 2011 15:55:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>brigola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Osteopatia emozioni e organi]]></category>
		<category><![CDATA[L'osteopatia]]></category>
		<category><![CDATA[malattie e stress]]></category>
		<category><![CDATA[organi e emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[osteopatia viscerale]]></category>
		<category><![CDATA[somatizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[stress emotivi]]></category>

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		<description><![CDATA[Alcuni “detti popolari” ancora oggi di uso comune come ad esempio:  “avere un travaso di bile” (rabbia), mi fa male al cuore (dolore) o avere fegato (coraggio) ecc.. rappresentano una realtà, conosciuta forse da sempre, che evidenzia una relazione tra i nostri organi e tutto ciò che attraversa la nostra sfera emotiva.  Andiamo alla scoperta di questa relazione tra Emozioni Organi e Salute...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Parte 1: Introduzione</strong></p>
<p>Alcuni “detti popolari” ancora oggi di uso comune come ad esempio:  “avere un travaso di bile” (rabbia), mi fa male al cuore (dolore) o avere fegato (coraggio) ecc.. rappresentano una realtà, conosciuta forse da sempre, che evidenzia una relazione tra i nostri organi e tutto ciò che attraversa la nostra sfera emotiva. Questi sono solo alcuni dei molti esempi che correlano le emozioni o gli stati d’animo, alla salute del fisico. Anche la medicina classica inizia a prendere coscienza di questo forte legame, riconoscendo l’origine &#8220;<strong>psicosomatica&#8221;</strong> di alcune situazioni patologiche. <a href="http://www.studiolemaree.it/wp-content/uploads/2011/02/rabbia.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-261" title="rabbia" src="http://www.studiolemaree.it/wp-content/uploads/2011/02/rabbia-243x150.jpg" alt="rabbia" width="243" height="150" /></a></p>
<p>La <strong>somatizzazione</strong> è un fenomeno per cui un soggetto sperimenta un livello variabile di sofferenza psichica attraverso sintomi fisici. Solitamente si tratta di manifestazioni cliniche che ad un esame superficiale potrebbero sembrare di competenza medica o chirurgica. In realtà spesso sono disturbi che apparentemente non hanno una base organica, in cui non risulta possibile rintracciare fenomeni fisiopatologici documentabili. In effetti, si potrebbe dire che è un travaso dell’eccesso di emozioni negli organi. Questo meccanismo permette al cervello di mantenersi  in uno stato di  “buona salute mentale” distribuendo agli organi lo shock emozionale subito. Il corpo però, conserva la memoria degli shock , sia fisici che emozionali, ma mentre quelli fisici sono diretti e provocano delle reazioni immediate (es. il dolore), il cervello immagazzinando sia gli shock emotivi che la sofferenza del corpo, crea in qualche occasione, delle vere e proprie <span style="text-decoration: underline;">ferite invisibili</span>. Queste possono rimanere silenti per un determinato periodo ma creare una fragilità nell’organo colpito, il quale diverrà più sensibile agli stress successivi. Non sottovalutate mai la sofferenza psichica, essa infatti può da sola provocare una vera e propria sofferenza fisica.  Pensate ad esempio alla “sindrome del cuore spezzato”, è causata da un forte stress affettivo ed è collegata ad un versamento di adrenalina e noradrenalina nel sangue. In soggetti con problemi cardiaci può anche provocare la morte.  A questo punto la reciprocità è evidente: <strong>curando la psiche si agisce sul fisico e viceversa</strong>, il difficile è capire quale dei due è il vero responsabile della disfunzione.</p>
<p>Vedremo più avanti che questa relazione viscero-emozionale è un po’ più complessa di come sembra, infatti, non solo un organo reagisce ad una data emozione, ma il disturbo di un organo stimola in noi alcuni comportamenti . Come in tutto quello che riguarda l’essere umano però, non tutti siamo uguali e ogni persona reagisce in maniera diversa. Ogni individuo possiede infatti il suo “punto debole”, ovvero un organo più vulnerabile degli altri. Questo avviene sia per trasmissione genetica o a seguito di uno stile di vita sbagliato. Un altro parametro da tenere in considerazione e che a seconda dell’educazione che abbiamo ricevuto, le emozioni sono più o meno soffocate in noi. E in base al livello di coscienza, queste portano l’individuo a progredire, lo bloccano in una stasi  o nella peggiore delle ipotesi possono anche farlo regredire.</p>
<p>In conclusione, di certo non tutte le patologie hanno un’origine psicosomatica, ma il semplice riconoscerle e cambiare alcune abitudini, può davvero migliorare la qualità della nostra vita. E’ per questo che ho pensato fosse utile pubblicare qualche articolo (questo è solo il paragrafo introduttivo), che approfondisse l’argomento e che potesse servire da spunto e da guida a tutti quelli che si riconoscono in questo tipo di problemi.</p>
<p>Prima di lasciarvi ecco qualche consiglio generale, per poter iniziare già adesso a prenderci cura di noi stessi. Ecco le prime tre semplici regole:</p>
<ul>
<li>Conosciamo meglio noi stessi, i nostri limiti e impariamo a rispettare la nostra natura.</li>
<li>Facciamo attenzione a che tipo di “carburante” introduciamo nel nostro organismo , (metteresti mai della benzina in una macchina a diesel?! Eppure delle volte lo fai al tuo corpo anche tre volte giorno).</li>
<li>Infine una sana attività fisica praticata costantemente per ri-ossigenare corpo mente e spirito.</li>
</ul>
<p> </p>
<p>L.M.</p>
<p> </p>
<p><strong><span style="color: #000000;"><span style="text-decoration: underline;">Letture Consigliate:</span></span></strong></p>
<p><strong> </strong><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">&#8220;<span style="font-size: x-small;"> Comprendere i messaggi del nostro corpo&#8221; &#8211; </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;"><span style="font-size: x-small;">Guarire individuando le relazioni tra emozioni e disturbi.</span></span></span></p>
<p><span style="font-size: x-small;"><span style="color: #000000;">Autore: </span><span style="color: #000000;">Jean-Pierre Barral</span><br />
<span style="color: #000000;">Edizioni: </span><span style="color: #000000;">Punto d&#8217;Incontro </span><span style="color: #000000;">- Novembre 2006 &#8211; Pg. 239</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>La pubalgia negli sportivi</title>
		<link>http://www.studiolemaree.it/2010/12/31/la-pubalgia-negli-sportivi/</link>
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		<pubDate>Fri, 31 Dec 2010 17:04:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>brigola</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'osteopatia]]></category>
		<category><![CDATA[Osteopatia e sport]]></category>
		<category><![CDATA[osteopatia e sport]]></category>
		<category><![CDATA[pubalgia]]></category>
		<category><![CDATA[sport e pubalgia]]></category>
		<category><![CDATA[tecniche osteopatiche]]></category>

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		<description><![CDATA[Le cause che portano alla comparsa di questa patologia sono varie e complesse, ma si è visto che l'approccio osteopatico è sicuramente quello che ha dato i migliori risultati in tempi relativamente brevi. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Pubalgia è una sindrome dolorosa della zona pelvica localizzata a livello della sinfisi pubica. <a href="http://www.studiolemaree.it/wp-content/uploads/2010/12/imagesCAJI0D1T.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-240" title="pubalgia 1" src="http://www.studiolemaree.it/wp-content/uploads/2010/12/imagesCAJI0D1T-168x150.jpg" alt="pubalgia 1" width="168" height="150" /></a></p>
<p>Ne sentiamo parlare sempre più spesso ma in realtà, a parte gli &#8220;addetti ai lavori&#8221;, pochi sanno realmente di cosa si tratta.  In questo breve articolo tratteremo in modo specifico la Pubalgia a carico degli atleti, anche se è vero che questa patologia non è elettiva di tale categoria, basti pensare ad esempio alle donne in gravidanza che ne soffrono sempre più spesso ma per delle motivazioni sensibilmente differenti.  Fino a qualche anno fa era credenza comune che la pubalgia colpisse esclusivamente i calciatori, in realtà sono molto più numerosi gli sportivi interessati, ad esempio i rugbisti, i pallavolisti, gli sciatori, i ballerini, i runner, i cestisti&#8230; i praticanti insomma di quelle discipline in cui sono presenti gesti tecnici veloci e ripetuti, come balzi, salti o scatti, che costituiscono elementi di sollecitazione e sovraccarico a livello della sinfisi pubica.  Altri fattori che possono concorrere all’instaurarsi di questa problematica sono anche: contusioni, cadute a terra, scivolate che spesso sono causati dall’alternanza tra terreni duri e terreni pesanti o scivolosi. Tali condizioni possono portare a delle contratture o microlesioni o infiammazioni tendinee a livello delle inserzioni, a carico dei muscoli adduttori.</p>
<p><span style="font-size: small;"><strong>Segni e sintomi della Pubalgia:</strong></span></p>
<p><span style="font-size: small;">Vediamo un pò di percentuali, i dolori causati dalla pubalgia risultano:<a href="http://www.studiolemaree.it/wp-content/uploads/2010/12/imagesCAR81BEE.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-244" title="pubalgia 2" src="http://www.studiolemaree.it/wp-content/uploads/2010/12/imagesCAR81BEE.jpg" alt="pubalgia 2" width="240" height="137" /></a></span></p>
<ul>
<li>nel 12% dei casi di tipo bilaterale;</li>
<li>nel 40% dei casi la regione di insorgenza sono gli adduttori;</li>
<li>solamente nel 6% dei casi è la zona perineale.</li>
<li>Nel 70% dei casi gli individui affetti da pubalgia riferiscono un aumento progressivo della sintomatologia dolorosa;</li>
<li>solamente nel 30% dei casi l’insorgenza è di tipo violento e gravoso.</li>
</ul>
<p>Il quadro clinico della pubalgia è spesso caratterizzato da una sintomatologia di tipo soggettivo ed obiettivo. L’individuo lamenta dolore alla palpazione della zona pubica ed allo stiramento contro resistenza dei muscoli, quest&#8217;ultimo può irradiarsi, estendendosi lungo la muscolatura degli adduttori o degli addominali, in direzione del perineo e degli organi genitali. La manifestazione clinica si può presentare con intensità molto variabili che possono andare dal semplice fastidio, sino al dolore acuto di intensità tale da compromettere anche la semplice deambulazione, il vestirsi, la salita e la discesa delle scale, arrivando talvolta anche ad impedire il sonno. Spesso il dolore si manifesta in seguito ad una gara o ad un allenamento, oppure può essere già presente prima della prestazione e scomparire durante la fase di riscaldamento, per poi ricomparire, spesso in maniera più gravosa, nel proseguo dell&#8217;attività. L&#8217;impotenza funzionale è ovviamente direttamente correlata con l&#8217;intensità della sintomatologia dolorosa che in alcuni casi può impedire di fatto la prestazione sportiva. </p>
<p> <span style="font-size: small;"><strong>Come può aiutare l&#8217;osteopatia?</strong></span></p>
<p>Il trattamento osteopatico si occupa prevalentemente di:</p>
<ul>
<li>Normalizzare e riequilibrare il bacino, la sinfisi pubica e le altre strutture scheletriche;</li>
<li>riequilibrio delle strutture fasciali e muscolari;</li>
<li>liberare la componente viscerale, includendo anche le vertebre lombari che spesso risultano compromesse da questo tipo di problematica.</li>
</ul>
<p>Le cause che portano alla comparsa di questa patologia sono varie e complesse, ma si è visto che l&#8217;approccio osteopatico è sicuramente quello che ha dato i migliori risultati in tempi relativamente brevi. <strong>L’osteopatia</strong> per il tipo di approccio che utilizza risulta essere, oltre che <strong>un intervento conservativo, anche un ottimo mezzo di prevenzione della pubalgia </strong>, in quanto cerca di mantenere un miglior equilibrio posturale e funzionale del soggetto, che sia duraturo nel tempo e nella pratica sportiva. </p>
<p> </p>
<p style="TEXT-ALIGN: right">D.B.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Osteopatia e neonati: La Plagiocefalia</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 13:24:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>brigola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Osteopatia e bambini]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[L'osteopatia]]></category>
		<category><![CDATA[neonati]]></category>
		<category><![CDATA[OSTEOPATIA E NEONATI]]></category>
		<category><![CDATA[PLAGIOCEFALIA]]></category>

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		<description><![CDATA[Il termine plagiocefalia dal greco “Plagios” (obliquo) e “Kephalè” (cranio), indica una forma anomala del cranio del neonato, la cui testa sembra appunto obliqua può essere anche definita “testa a parallelogramma”. Ma cosa può causare, cosa può fare l'osteopatia e come prevenirla?...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<p>Il termine plagiocefalia dal greco “Plagios” (obliquo) e “Kephalè” (cranio), indica una forma anomala o una deformità del cranio del neonato, la cui testa sembra appunto obliqua può essere anche definita <strong>“testa a parallelogramma”</strong>. Viene subito fatta una prima distinzione tra forma anomala e deformità del cranio in quanto quest’ultima si riferisce ad una precoce ossificazione di una o più suture del cranio, di solito presente già alla nascita, e il cui trattamento è quasi esclusivamente chirurgico o tramite l’ausilio di tutori ortopedici (DOC : Dinamic Orthotic Cranioplasty).</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Che tipo di problemi può portare una </span></strong><strong><span style="text-decoration: underline;"> </span></strong><strong><span style="text-decoration: underline;">Plagiocefalia da cranio-sinost<a href="http://www.studiolemaree.it/wp-content/uploads/2010/08/Immagine1.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-209" title="caschetto per plagiocefalia" src="http://www.studiolemaree.it/wp-content/uploads/2010/08/Immagine1-250x150.jpg" alt="caschetto per plagiocefalia" width="190" height="151" /></a>osi:</span></strong></p>
<ul>
<li><em>Problemi estetici</em> ( se una sola sutura );</li>
<li><em>Strabismo o astigmatismo;</em></li>
<li> <em>Ipertensione endocranica</em>;</li>
<li><em>Disturbi neurologici….</em></li>
</ul>
<p><em> </em><strong>QUANDO L’OSTEOPATIA PUÒ AIUTARE?</strong></p>
<p>L’osteopatia può essere di grande aiuto nei casi di <span style="text-decoration: underline;">plagiocefalia primaria o secondaria.</span></p>
<p> <a href="http://www.studiolemaree.it/wp-content/uploads/2010/08/Immagine42.jpg"><img class="size-full wp-image-212 alignright" title="modificazioni del cranio" src="http://www.studiolemaree.it/wp-content/uploads/2010/08/Immagine42.jpg" alt="modificazioni del cranio" width="287" height="604" /></a></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">PLAGIOCEFALIA PRIMARIA</span></strong></p>
<p>Può essere causata da:</p>
<ul>
<li><span style="text-decoration: underline;">Compressione intrauterina</span></li>
</ul>
<p>                  &#8211; posizione podalica;</p>
<p>                 - dimensioni del feto;</p>
<p>                 - presenza di gemellarità;</p>
<p>                &#8211; prematurità;</p>
<p>                - malformazione uterina;</p>
<p>               - anomalie del liquido amniotico;</p>
<ul>
<li><span style="text-decoration: underline;">Compressione durante il travaglio o il parto</span></li>
</ul>
<p><strong>La plagiocefalia primaria non va minimizzata pensando ad una risoluzione spontanea che non è affatto automatica.</strong> <strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">PLAGIOCEFALIA SECONDARIA O POSIZIONALE:</span></strong></p>
<p>-  È la risultante di posture anomale persistenti, in particolare legate alla posi<a href="http://www.studiolemaree.it/wp-content/uploads/2010/08/Immagine3.jpg"><img class="size-full wp-image-211 alignright" title="Immagine3" src="http://www.studiolemaree.it/wp-content/uploads/2010/08/Immagine3.jpg" alt="Immagine3" width="165" height="212" /></a>zione supina in cui vengono posizionati i bambini durante il sonno.</p>
<p>-      Dagli anni 90 è aumentata infatti l’incidenza di questa problematica, e cioè da quando i pediatri hanno consigliato di evitare la posizione prona durante il sonno per prevenire le “morti improvvise in culla” ( SIDS; sudden infant death sindrome );</p>
<p>-      <span style="text-decoration: underline;">N.B.: questo consiglio pediatrico va assolutamente rispettato, perché da quando viene applicato sono diminuiti sensibilmente i casi di morti improvvise in culla.</span></p>
<p>-      L’alterazione della forma del cranio si manifesta subito nelle prime settimane di vita</p>
<p>-      Il bambino tende a dormire in una posizione prediletta e i tentativi di collocarlo in posizioni diverse non sono efficaci, anzi , se collocato in altre posizioni dimostra insofferenza e crisi di pianto.</p>
<p>-      <span style="text-decoration: underline;">Altre cause di plagiocefalia secondaria sono:</span></p>
<p>   &#8211; il torcicollo congenito</p>
<p>   &#8211; la scoliosi</p>
<p>-      In questi casi il problema dal collo e dalla colonna e viene trasmesso alla base del cranio e alla volta.</p>
<p>-      <strong>Se il bambino alla nascita ha la testa rotonda e dopo poche settimane o mesi è deformata a parallelogramma con un occipite appiattito, si può parlare di plagiocefalia posizionale.</strong></p>
<p><em> </em></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">CHE TIPO DI DISTURBI PUÒ DARE? </span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Plagiocefalia Primaria e Secondaria posizionale:</span></strong></p>
<ul>
<li> <em>Disturbi alimentari</em> (vomito, rigurgiti, problemi  di suzione);</li>
<li> <em>Disturbi visivi</em> (immagini confuse, strabismo);</li>
<li><em>Malocclusione dentale e problemi alle Temporo Mandibolari;</em></li>
<li><em>Torcicollo;</em></li>
<li><em>Scoliosi;</em></li>
<li><em>Cefalea;</em></li>
</ul>
<p><em> </em></p>
<p><strong>TRATTAMENTO OSTEOPATICO DELLA PLAGIOCEFALIA</strong></p>
<ul>
<li> <strong>Plagiocefalia Primaria</strong></li>
</ul>
<p>    -   risoluzione degli stiramenti meccanici della volta e della base cranica.</p>
<p><strong>   N.B.:</strong> <span style="text-decoration: underline;">E’ importante trattare questi bambini in fase precoce, già nella prima settimana di vita e proseguire con regolarità per dare equilibrio tissutale alle zone di distorsione almeno sino ai 12-18 mesi</span>. <span style="text-decoration: underline;">Già verso la fine  del primo anno di vita è più difficile ottenere dei buoni risultati.</span></p>
<ul>
<li><strong>Plagiocefalia secondaria </strong></li>
</ul>
<p>-      in questo caso il trattamento prevede una serie di consigli da dare ai genitori sulla gestione a domicilio del bambino a cui si associano trattamenti manuali osteopatici per risolvere gli stiramenti articolari, membranosi e fluidici della base, del rachide cervicale e della colonna.</p>
<p> </p>
<p><strong>COME PREVENIRE LA PLAGIOCEFALIA POSIZIONALE?</strong></p>
<p><strong>   </strong></p>
<ul>
<li>Alternare le posizioni della testa da un lato e dall’altro nel decubito supino. Quando il bambino impara a girarsi su se stesso e riposa spontaneamente di pancia, e consigliabile mantenerlo in posizione supina (vedi SIDS sopra..). La posizione di fianco è consigliata con uso di appositi cuscini.</li>
<li>Mettere a dormire alternativamente il bambino ad un estremo e all’altro del lettino (ma anche nel seggiolone o nel box), perché il neonato tende a girare la testa verso fonti luminose (finestre, posizione delle luci ecc.).</li>
<li>Quando il neonato è sveglio posizionarlo a pancia in giù perché questa posizione rappresenta un esercizio fisico importante alla prevenzione del torcicollo acquisito e rinforza la muscolatura capo-collo.</li>
<li>Nel gioco sfruttare la posizione inclinata sul fianco.</li>
<li>Nel tenere il bambino in braccio o in appoggio sull’anca, metterlo alternativamente rivolto a destra o a sinistra.</li>
<li>Durante il cambio del pannolino, o nei momenti di veglia del bambino favorire il movimento della testa attraendo la sua attenzione da diverse posizioni. Cambiare anche la disposizione dei giocattoli posizionandoli in diversi lati del lettino, seggiolino o carrozzina.</li>
<li>Alternare i lati ad ogni pasto quando si imbocca il bambino.</li>
<li>Favorire le rotazioni della testa se il bambino passa molto tempo nel seggiolino o nella carrozzina. Posizionarlo in modo che la testa sia libera di muoversi e non appoggi posteriormente. Utile il posizionamento di sostegni laterali alla schena.</li>
</ul>
<p> </p>
<p><em>Con questo breve articolo non mi sono posta il problema di essere in alcun modo completa o esaustiva. Al contrario, quando ho deciso di scriverlo, volevo proprio creare una sorta di curiosità intorno a questo argomento, in maniera tale che i genitori, in cerca di ulteriori informazioni, iniziassero a fare delle ricerche e a parlarne fra di loro sempre più spesso. L’osteopatia non è un alternativa al pediatra, il cui lavoro è prezioso e insostituibile, infatti,  quando questo vi dice che le deformazioni del cranio si risolvono spontaneamente entro l’anno non ha affatto torto perché i nostri meravigliosi bambini hanno una forza straordinaria capace di autoregolare il sistema. Ma se questo è vero per il 90% dei casi, se voi faceste parte del restante 10% non avreste voluto saperlo prima o intervenire quando era ancora possibile avere degli ottimi risultati? Ecco perché negli U.S.A. in Inghilterra e in altri stati Europei i reparti di neonatologia si sono assicurati la presenza di un’osteopata che valuta  i neonati e consiglia i genitori nel caso in cui fosse necessario intraprendere un percorso osteopatico. Sono perfettamente cosciente della diffidenza che circonda questo campo, e per certi versi, visto l’aumento dei ciarlatani improvvisati al mestiere, sono anche d’accordo ma non sono qui a convincere nessuno, voglio solo lasciarvi con 2 brevi riflessioni:</em></p>
<ul>
<li><em>Osservate il cranio degli adulti che incontrate ogni giorno (la nuova moda del taglio rasato vi sarà di vero aiuto!) e ditemi: non notate anche voi che il numero di crani simmetrici è molto minore rispetto a quello dei crani con forme particolari? </em></li>
<li><em>La piantina che nasce storta diventerà un albero perfettamente dritto e maestoso?</em></li>
</ul>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><a href="http://www.studiolemaree.it/wp-content/uploads/2010/08/P1040679.JPG"><img class="alignright size-medium wp-image-221" title="P1040679" src="http://www.studiolemaree.it/wp-content/uploads/2010/08/P1040679-200x150.jpg" alt="P1040679" width="200" height="150" /></a>Grazie per l’attenzione!!</strong></p>
<p><strong> L. Miraglia</strong></p>
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		<title>Osteopatia e Cervicale</title>
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		<pubDate>Thu, 20 May 2010 20:22:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>brigola</dc:creator>
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		<category><![CDATA[dolore cervicale]]></category>
		<category><![CDATA[osteopatia e cervicale]]></category>
		<category><![CDATA[sindrome cervicale]]></category>

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		<description><![CDATA[Il trattamento ha come obiettivo una “decompressione” di tutta la zona del collo e della base del cranio, che porterà alla riduzione dei sintomi (dolore, nausea, vomito, cefalea vertigini ecc.) e ad un aumento della mobilità articolare grazie una “correzione” posturale duratura nel tempo. Questo insieme ad alcuni accorgimenti sullo stile di vita e ripetendo il trattamento in periodi dell’anno particolari come i cambi di stagione, periodi stress o di affaticamento porterà ad un miglioramento nel lungo periodo, meno crisi e meno intense, e in alcuni casi la completa scomparsa delle crisi stesse.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.studiolemaree.it/wp-content/uploads/2010/05/cervical.jpg"><img class="size-full wp-image-189 alignright" title="cervical" src="http://www.studiolemaree.it/wp-content/uploads/2010/05/cervical.jpg" alt="cervical" width="219" height="181" /></a></p>
<p>Il rachide cervicale, per la sua grande mobilità, per la funzione di collegamento tra capo e tronco, di contenitore del midollo spinale e del tratto cervicale e, infine per gl’intimi rapporti che stringe con le radici dei nervi spinali, dà luogo, quando interessato da patologia, a sindromi molto complesse che si esprimono con segni clinici e soggettivi infiniti.</p>
<p>In osteopatia, sebbene si possa intervenire per dare un sollievo anche nelle patologie più gravi, ci si occupa più frequentemente della cosiddetta SINDROME CERVICALE PURA, o più comunemente definita CERVICALE. Ma di che cosa si tratta?</p>
<p> <strong>SINDROME CERVICALE PURA:</strong></p>
<p> <strong>Dolore:</strong> è solitamente localizzato al collo, posteriormente e si può irradiare spesso alle spalle e alla parte dorsale medio-alta del rachide. Insorge o aumenta con i movimenti di flesso-estensione, rotazione o inclinazione laterale del collo, non sempre è simmetrico e spesso è intermittente. Risente dei cambiamenti climatici, dei “colpi d’aria”, dei movimenti bruschi del capo e delle posture mantenute per lungo tempo (ad esempio chi lavora sempre con la testa flessa in avanti). Di solito non disturba il sonno ma si avverte spesso al risveglio.</p>
<p><strong>Valutazione:</strong></p>
<ul>
<li><strong>obiettiva: </strong>alcuni movimenti risultano limitati dall’insorgenza del dolore, in genere sono più fastidiosi l’estensione e l’inclinazione laterale del capo. Contrattura muscolare dei trapezi superiori e dell’elevatore della scapola.  A livello delle ultime 3 vertebre cervicali e della prima dorsale posteriormente sono palpabili dei punti dolorosi.<strong> </strong></li>
<li><strong>radiologica:</strong> se il soggetto è giovane solitamente la lastra è negativa ma può tuttavia mostrare una rettilineizzazione della lordosi cervicale dovuta probabilmente ad una contrattura muscolare antalgica. Se il soggetto è meno giovane, solitamente presenta un quadro di artrosi disco-somatica più o meno avanzato. Vi sono alterazioni come la riduzione, scomparsa o addirittura inversione della normale curva del rachide.<strong></strong></li>
<li><strong>L’esame neurologico è negativo.</strong></li>
</ul>
<p><strong>Cause: </strong>all’origine di questo disturbo esistono molteplici cause, alcune tra le più comuni sono i traumi, colpo di frusta, cadute sul sacro, traumi cervicali, posture scorrette  ripetute o mantenute per molto tempo come in alcuni sport o per esigenze lavorative, problemi ai denti, problemi alla vista, cause genetiche, psicologiche e non ultima l’invecchiamento.</p>
<p> <strong>Come può intervenire l’osteopata?<a href="http://www.studiolemaree.it/wp-content/uploads/2010/05/cervicale-3.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-194" title="cervicale 3" src="http://www.studiolemaree.it/wp-content/uploads/2010/05/cervicale-3.jpg" alt="cervicale 3" width="97" height="156" /></a></strong></p>
<p>Con una attenta anamnesi ed una accurata valutazione l’osteopata deciderà le tecniche manipolative più indicate per ogni singolo caso. Il trattamento ha come obiettivo una “decompressione” di tutta la zona del collo e della base del cranio, che porterà alla riduzione dei sintomi (dolore, nausea, vomito, cefalea vertigini ecc.) e ad un aumento della mobilità articolare grazie una “correzione” posturale duratura nel tempo. Questo insieme ad alcuni accorgimenti sullo stile di vita e ripetendo il trattamento in periodi dell’anno particolari come i cambi di stagione, periodi stress o di affaticamento porterà ad un miglioramento nel lungo periodo, meno crisi e meno intense, e in alcuni casi la completa scomparsa delle crisi stesse.</p>
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		<title>Osteopatia e prestazione sportiva</title>
		<link>http://www.studiolemaree.it/2010/04/13/osteopatia-e-prestazione-sportiva/</link>
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		<pubDate>Tue, 13 Apr 2010 22:19:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>brigola</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'osteopatia]]></category>
		<category><![CDATA[Osteopatia e sport]]></category>
		<category><![CDATA[osteopatia e sport]]></category>
		<category><![CDATA[prestazione atletica]]></category>

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		<description><![CDATA[L’osteopatia può influenzare positivamente la prestazione atletica sia con interventi che tendono a risolvere problematiche già esistenti, ma soprattutto come prevenzione, una macchina ben equilibrata darà sicuramente risultati migliori e duraturi.

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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.studiolemaree.it/wp-content/uploads/2010/04/sport.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-181" title="sport" src="http://www.studiolemaree.it/wp-content/uploads/2010/04/sport.jpg" alt="sport" width="148" height="126" /></a></strong></p>
<p><strong>&#8220;La struttura governa la funzione” </strong>( A. T. Still, vedi articolo sui principi dell’osteopatia).</p>
<p>Proviamo ad immaginare per un attimo che invece del corpo umano, macchina meravigliosa pur nella sua complessità, avessimo di fronte un’auto, mi scuso in anticipo con quanti s’intendono veramente di vetture e motori in quanto non posso certamente definirmi tale, ma sono sicura che tutti, anche i cosiddetti automobilisti della domenica, saranno concordi nell’affermare che una macchina fuori assetto, col tempo e l’usura tende a consumare più carburante e inizia ad avere qualche problema. Così siamo costretti a portarla dal meccanico per controlli, revisioni e riparazioni varie al fine di farla durare di più e al meglio. Allo stesso modo un atleta amatoriale ed in particolare un agonista, sa benissimo che se vuole ottenere una buona prestazione deve allenare bene il suo corpo (macchina) ma deve in oltre avere un’alimentazione sana ed equilibrata (carburante) e “curare” l’organismo in ogni minimo dettaglio (revisione), altrimenti oltre al calo della prestazione può andare incontro a seri infortuni.</p>
<p><strong>Ritornando  alla frase iniziale, “la struttura regola la funzione”, diventa ora chiaro che, se la struttura (motore) ha un problema, la funzione relativa sarà carente o deficitaria (prestazione).</strong> Ogni movimento mal controllato può stirare in modo anomalo il sistema capsulo-legamentoso e dare origine a dolore o a patologie.</p>
<p>L’osteopatia può influenzare positivamente la prestazione atletica sia con interventi che tendono a risolvere problematiche già esistenti, ma soprattutto come prevenzione, una macchina ben equilibrata darà sicuramente risultati migliori e duraturi.<strong> Possiamo affermare quindi che l’osteopatia, riequilibrando i sistemi e la postura, permette un miglioramento della prestazione atletica e limita l’insorgenza di infortuni dovuti a stress e sovraccarico. </strong></p>
<p>Eseguendo un trattamento osteopatico su atleti è possibile, come abbiamo detto, ottenere evidenti migliorie nella prestazione, la prevenzione di infortuni e non bisogna sottovalutare infine, anche i benefici che questo lavoro apporta a livello psicologico (sensazione di benessere, acquisizione di maggiore sicurezza). Il trattamento elettivo è quello del riassetto posturale, vengono in oltre utilizzate anche altre tecniche come quelle di Mitchell ( vedi articolo relativo) che sono utili al riequilibrio delle catene muscolari, o il lavoro di inibizione/ stimolo del sistema  nervoso ecc.</p>
<p>Qualche anno fa è stato condotto un esperimento su alcuni atleti della polisportiva Flessofab-Pomilia di Nocera Superiore (SA); l’ osteopata ha praticato un riassetto posturale della colonna vertebrale su ciclisti di età compresa tra i 14 ed i 18 anni.</p>
<p>Gli atleti che sono stati sottoposti al riassetto posturale hanno presentato alla fine della prestazione le seguenti migliorie:</p>
<p>• maggiore forza e maggiore velocità;</p>
<p>• più agilità articolare;</p>
<p>• riduzione e scomparsa del dolore alla schiena durante la gara</p>
<ul>
<li>diminuzione della stanchezza.</li>
</ul>
<p>Molti club oggi, dal calcio al volley al basket ecc., hanno capito l’importanza di questa disciplina al punto di non poterne fare più a meno, perché ottenere risultati migliori con minore stress per il fisico e per la mente, non è un risultato da poco, per non parlare poi di quanti soldi si risparmiano limitando gli infortuni!!</p>
<p><a href="http://www.studiolemaree.it/wp-content/uploads/2010/04/bimbo-sport.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-183" title="bimbo sport" src="http://www.studiolemaree.it/wp-content/uploads/2010/04/bimbo-sport.jpg" alt="bimbo sport" width="100" height="118" /></a>Con un po’ di azzardo e un pizzico di audacia sono pronta ad affermare che: <strong>l’’osteopatia può essere considerata un “doping” pulito!!</strong></p>
<p><strong>Luisa Miraglia</strong></p>
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		<title>La carezza che guarisce i neonati</title>
		<link>http://www.studiolemaree.it/2010/03/05/la-carezza-che-guarisce-i-neonati/</link>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 19:50:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>brigola</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'osteopatia]]></category>
		<category><![CDATA[Osteopatia e bambini]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[neonati]]></category>
		<category><![CDATA[otiti]]></category>
		<category><![CDATA[rigurgito]]></category>
		<category><![CDATA[sonno e bambini]]></category>

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		<description><![CDATA[Vi riporto di seguito un articolo pubblicato su Donna Moderna qualche tempo fa. Spiega in maniera semplice ed esaustiva in che modo l'osteopatia si occupa del trattamento dei bambini....ma questa volta la fonte non è chi la pratica ma  chi l'ha provata per voi!! L.M.

]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Vi riporto di seguito un articolo pubblicato su Donna Moderna qualche tempo fa. Spiega in maniera semplice ed esaustiva in che modo l&#8217;osteopatia si occupa del trattamento dei bambini&#8230;.ma questa volta la fonte non è chi la pratica ma  chi l&#8217;ha provata per voi!! L.M.</strong></p>
<p>Osteopatia: la carezza che guarisce i neonati.<a href="http://www.studiolemaree.it/wp-content/uploads/2010/03/banner-osteopatia.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-171" title="osteopatia e neonati" src="http://www.studiolemaree.it/wp-content/uploads/2010/03/banner-osteopatia.jpg" alt="osteopatia e neonati" width="219" height="130" /></a></p>
<p>Dolci massaggi e leggeri sfioramenti. Sembra incredibile ma il tocco dell&#8217;osteopata risolve tanti guai dei più piccoli, in poco tempo.Pochi lo sanno. Ma i trattamenti dell’osteopata sono un toccasana per i neonati. Bastano poche sedute per risolvere disturbi comuni come coliche, rigurgiti, mal d’orecchi, irrequietezza e insonnia. “Molti problemi hanno origine durante il travaglio e il parto, quando le ossa del cranio si comprimono, creando blocchi e alterazioni” spiega Giovanni Turchetti, osteopata infantile. “Per questo si possono curare anche i bimbi appena nati. Anzi, <strong>prima si interviene, più è facile correggere gli squilibri</strong>“. Durante la visita, l’esperto osserva con attenzione la struttura fisica del bambino, sia da fermo sia in movimento. Lo accarezza delicatamente per scoprire eventuali zone di tensione. E poi agisce con manovre delicate, leggeri sfioramenti e dolci massaggi. Che riequilibrano l’organismo e fanno scomparire i disturbi.</p>
<p><strong>Contro rigurgiti e coliche</strong><br />
Molti bambini nei primi mesi di vita devono fare i conti con i rigurgiti di latte e le coliche, più intense nelle ore serali. “Secondo l’osteopatia, questi problemi dipendono dall’irritazione del nervo vago, che dalla base della testa va allo stomaco, ed è responsabile dei movimenti intestinali” spiega l’esperto. Per guarirli, spesso il terapeuta esercita <strong>una leggerissima pressione</strong> alla base della testa. In questo modo si libera il nervo vago dalla compressione delle ossa del cranio. Di solito sono sufficienti cinque, sei sedute per far scomparire definitivamente i disturbi. Ma già dopo il primo trattamento si ottengono dei benefici e il bambino inizia a stare meglio.</p>
<p><strong>Un aiuto per le otiti</strong><br />
I trattamenti osteopatici sono molto efficaci anche per prevenire e combattere il mal d’orecchi dei bambini. Secondo l’osteopatia le ossa e i tessuti della testa compiono dei micro movimenti involontari, simili all’onda di un respiro. E questo serve per il funzionamento dello scheletro e per il passaggio dei fluidi. “Se un trauma, anche lieve, riduce questi movimenti, nascono vari problemi, tra cui le otiti” spiega l’osteopata. Il terapeuta, con leggere manipolazioni e picchiettamenti sulla testa e sul viso, ristabilisce la mobilità e <strong>riporta in equilibrio il flusso dei liquidi</strong>. Una specie di drenaggio che evita il ristagno del catarro e previene così le infezioni alle orecchie e quelle di naso e bronchi. In genere basta un ciclo di sei sedute. Da ripetere dopo sei mesi nei casi più difficili.</p>
<p><strong>Così la nanna è più serena</strong><br />
Sono diversi i motivi per cui un bebè fa fatica a dormire. Pochi sanno però che la sua irrequietezza spesso dipende da un’eccessiva pressione delle ossa del cranio, che hanno subito un forte stress durante il travaglio. Questo <strong>senso di schiacciamento</strong> si fa sentire di più quando il piccolo è disteso e lo rende agitato durante il sonno. “Con dolci manipolazioni sulla testa e lievi sfioramenti nelle zone di tensione, il problema viene risolto” spiega l’osteopata. Per capire quanto è delicato il massaggio sui bimbi, basti pensare che la pressione esercitata con le dita non supera mai i 5 grammi, il peso di una piccola moneta. E anche la durata del trattamento è a misura di neonato: mezz’ora per seduta</p>
<p><strong>Serve uno specialista</strong><br />
Alcuni osteopati sono proprio specializzati nel trattamento dei neonati e dei bambini. Per avere i nominativi si può chiedere al Registro degli osteopati italiani, tel. 0110673089, <a href="http://www.roi.it">www.roi.it</a></p>
<p><strong>di Francesca Tenderini</strong></p>
<p>Donna Moderna 08/11/2007</p>
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		<title>Scoliosi: nuoto e sport</title>
		<link>http://www.studiolemaree.it/2010/01/14/scoliosi-nuoto-e-sport/</link>
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		<pubDate>Thu, 14 Jan 2010 21:19:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>brigola</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'osteopatia]]></category>
		<category><![CDATA[Osteopatia e sport]]></category>
		<category><![CDATA[scoliosi e nuoto]]></category>
		<category><![CDATA[scoliosi e sport]]></category>

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		<description><![CDATA[Spesso ci si è posti la domanda: ma lo sport o l’ed. fisica scolastica migliorano o peggiorano la scoliosi? O ancora, il nuoto è veramente l’unico sport che possono praticare i ragazzi affetti da questo comunissimo problema?
Negli anni si sono susseguite innumerevoli teorie che affermavano tutto e l’esatto contrario di tutto! L’obiettivo di questo articolo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.studiolemaree.it/wp-content/uploads/2010/01/foto-scoliosi.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-148" title="es.scoliosi" src="http://www.studiolemaree.it/wp-content/uploads/2010/01/foto-scoliosi.jpg" alt="es.scoliosi" width="185" height="146" /></a>Spesso ci si è posti la domanda: ma lo sport o l’ed. fisica scolastica migliorano o peggiorano la scoliosi? O ancora, il nuoto è veramente l’unico sport che possono praticare i ragazzi affetti da questo comunissimo problema?</p>
<p>Negli anni si sono susseguite innumerevoli teorie che affermavano tutto e l’esatto contrario di tutto! L’obiettivo di questo articolo, non è quello di stabilire una nuova tesi o un protocollo inattaccabile sul trattamento della scoliosi, bensì quello di cercare di fare luce sui luoghi comuni che delle volte prendono il sopravvento sulla diagnosi medica.</p>
<p> <strong>La scoliosi trasforma il torace in un cilindro deformato, che tende ad aumentare spontaneamente la sua deformazione ogni volta che vengono esercitate delle forze sulla sua superficie esterna o interna (Geyer e altri). </strong></p>
<p>Sulla base di questa affermazione, anche un’attività apparentemente innocua come il nuoto (ma anche la ginnastica artistica, la ritmica, la danza classica), può avere un effetto deformante, date le forze di pressione che vengono esercitate sul soggetto.<strong> </strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Ecco sfatato quindi il primo mito</span><strong>:</strong>  il <strong>nuoto come &#8220;toccasana&#8221; della scoliosi</strong>. In passato, si riteneva che fare lavorare il paziente in assenza di gravità potesse avere un effetto terapeutico, e, il nuoto, in quanto sport praticato in assenza di carico, veniva considerato lo sport ideale. Alla luce degli studi più recenti è stato evidenziato invece che, in un soggetto affetto da questo dismorfismo, è più importante potenziare le capacità posturali antigravitarie, quindi, in questo senso è utile praticare degli sport in carico. <span style="text-decoration: underline;">Il nuoto, se praticato in maniera agonistica, essendo uno sport mobilizzante la colonna, tende ad aumentare la flessibilità, e quindi rende il rachide più facilmente deformabile.</span></p>
<p>E’ stato inoltre dimostrato che nelle scoliosi con una deformazione superiore ad un certo grado (oltre i 10 millimetri di gibbo dorsale), il nuoto non solo non è utile, ma è addirittura dannoso, perché a causa della respirazione forzata e dalla pressione esterna dell&#8217;acqua sul cilindro toracico, tende a sviluppare un meccanismo rotatorio auto-deformante.  <span style="text-decoration: underline;">In conclusione</span> possiamo affermare che il nuoto non è una terapia della scoliosi, ma praticato in maniera non agonistica due o tre volte la settimana, è invece una forma di attività fisica che, come tutte le altre, ha indicazioni e controindicazioni. L’importante è utilizzarlo con buon senso!</p>
<p>Parliamo ora di un altro mito comune: gli <span style="text-decoration: underline;">sport asimmetrici</span> come “nocivi” e assolutamente da evitare nell’adolescente scoliotico. E&#8217; stato dimostrato che la frequenza della scoliosi è uguale tanto nei soggetti che fanno sport simmetrici quanto in quelli che praticano sport asimmetrici. Il tennis, la scherma, la pallavolo, possono sviluppare maggiormente i muscoli di un lato rispetto all’altro, ma non provocare o far peggiorare una scoliosi iniziale. <span style="text-decoration: underline;">In conclusione,</span> gli studi dimostrano come l’azione di questi sport sia abbastanza “neutra” nei confronti della scoliosi, purché rimangano ad un livello di pratica <span style="text-decoration: underline;">non agonistico</span>.</p>
<p> <span style="text-decoration: underline;">A questo punto il dubbio può presentarsi: considerando il fatto che  l’attività sportiva è dannosa, inutile o al massimo neutra nei confronti della scoliosi, perché tutti gli ortopedici la prescrivono?</span>L&#8217;attività fisica e lo sport devono essere considerati inscindibilmente legati alla ginnastica correttiva perché rappresentano “l’altro lato della medaglia, quello attivo”. La colonna di un soggetto cha ha appreso gli &#8220;schemi motori corretti&#8221; durante le sedute di ginnastica medica, risponde alle sollecitazioni di carico e disequilibrio con reazioni riflesse di tipo correttivo, anziché deformante.</p>
<p><strong><em>L&#8217;attività sportiva non agonistica deve quindi essere vista come completamento dell&#8217;insostituibile ginnastica correttiva, tuttavia, quando è possibile scegliere, sarebbe meglio praticare sport in carico come ad esempio la corsa, per non  mobilizzare eccessivamente la colonna.</em></strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Tecniche in energia muscolare</title>
		<link>http://www.studiolemaree.it/2010/01/13/tecniche-in-energia-muscolare/</link>
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		<pubDate>Wed, 13 Jan 2010 19:29:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>brigola</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'osteopatia]]></category>
		<category><![CDATA[tecniche energia muscolare]]></category>
		<category><![CDATA[tecniche mitchell]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
Tecniche di Mitchell
 
Cenni storici
 
Le tecniche di energia muscolare nascono dall’americano Fred Mitchell. Già un altro osteopata americano aveva sottolineato l’importanza dei tessuti molli nell’ambito di una disfunzione secondo cui, per evitare recidive e avere un buon equilibrio della struttura, era basilare ricreare una buona armonia fasciale.
Elabora così le sue idee ottenendo un sistema diagnostico e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><strong> </strong></h2>
<p align="center"><strong><a href="http://www.studiolemaree.it/wp-content/uploads/2010/01/tabella-muscoli.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-128" title="tabella muscoli" src="http://www.studiolemaree.it/wp-content/uploads/2010/01/tabella-muscoli.jpg" alt="tabella muscoli" width="160" height="149" /></a>T<span style="font-size: small;">ecniche di Mitchell</span></strong></p>
<p><span style="font-size: small;"><strong> </strong></span></p>
<h3><span style="text-decoration: underline;">Cenni storici</span></h3>
<p> </p>
<p>Le tecniche di energia muscolare nascono dall’americano Fred Mitchell. Già un altro osteopata americano aveva sottolineato <span style="text-decoration: underline;">l’importanza dei tessuti molli</span> nell’ambito di una disfunzione secondo cui, per evitare recidive e avere un buon equilibrio della struttura, era basilare ricreare una buona armonia fasciale.</p>
<p>Elabora così le sue idee ottenendo un sistema diagnostico e terapeutico che lo portano nel 1974 a presentarlo al mondo osteopatico americano.</p>
<p>La cosa prende piede tanto che entra nei programmi didattici e i suoi testi diventano una base della diagnostica strutturale sul piano osteoarticolare e muscolare usati tutt’oggi.</p>
<p>Muore e i suoi lavori vengono raccolti e pubblicati dal figlio, F. M. Junior.</p>
<p> </p>
<h3><span style="text-decoration: underline;">Definizione</span></h3>
<p> </p>
<p>Queste tecniche sono una metodologia di <span style="text-decoration: underline;">diagnosi e trattamento manipolativo</span> in cui i muscoli del paziente sono la parte attiva, intrinseca.</p>
<p>Tutto si effettua da posizioni ben precise e controllate, con direzioni che seguono assi determinati e contro una resistenza specifica, più o meno intensa, da parte dell’operatore.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Si agisce secondo una serie di meccanismi riflessi e si sfrutta la contrazione del muscolo ed il successivo rilasciamento</span>.</p>
<p> </p>
<p align="center"><span style="text-decoration: underline;">Fisiologia neuromuscolare</span></p>
<p> </p>
<p>Il muscolo nel suo complesso, dalle piccole fibrille ai raggruppamenti di fibre che lo costituiscono, è tenuto insieme grazie al <span style="text-decoration: underline;">connettivo</span> che, a sua volta, lega catene di muscoli fra loro, <span style="text-decoration: underline;">stabilendo anche un’azione sinergica o antagonista</span> da un punto di vista funzionale.</p>
<p>Il muscolo grazie a questo tessuto avvolgente (fascia) ha una struttura propria, altrimenti non avrebbe né una direzione, né un punto d’attacco; è più giusto dire lavoro muscolo-fasciale o miofasciale proprio perché non si agisce sul muscolo direttamente ma tramite il sistema fasciale.</p>
<p>Una caratteristica del muscolo scheletrico è la grandezza: ci sono muscoli che interessano solo un’articolazione (<span style="text-decoration: underline;">monoarticolari</span>) e altri che ne investono un numero maggiore (<span style="text-decoration: underline;">poliarticolari</span>).</p>
<p>Quelli monoarticolari sono muscoli adibiti maggiormente alla postura, tonici con predominanza di <span style="text-decoration: underline;">fibre rosse</span> (di tipo 1). Queste fibre sono lente nel reagire, possono mantenere lo sforzo (non estremamente elevato) per lungo tempo e sono deputate alla statica; le <span style="text-decoration: underline;">fibre bianche</span> (di tipo 2) rispondono molto velocemente allo stimolo, esplodono forza molto velocemente, ma si esauriscono in fretta. Quindi le fibre bianche, classiche dei muscoli poliarticolari, sono deputate alla dinamica.</p>
<p>Fra i muscoli poliarticolari ci sono sia quelli maggiormente deputati alla fase dinamica, sia quelli deputati anche al controllo posturale della fase dinamica, come ad esempio il bicipite femorale.</p>
<p>Ogni fibra muscolare ha una propria innervazione che, a seconda del tipo di muscolo, può essere in comune con altre fibre.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Il motoneurone, a seconda che il muscolo sia più o meno fine come tipo di funzione, innerva un numero maggiore o minore di fibre</span>: quando innerva poche fibre il movimento è più fine (muscoli monoarticolari, posturali); al contrario, se innerva molte fibre, il movimento sarà più grossolano (muscoli poliarticolari, dinamici).</p>
<p> </p>
<ul>
<li>Quali sono i riflessi che permettono al muscolo di reagire?</li>
</ul>
<p>Ci sono dei <span style="text-decoration: underline;">riflessi nervosi che regolano il sistema posturo-dinamico</span>: l’unità neuromuscolare che controlla per prima questo sistema è <span style="text-decoration: underline;">l’arco riflesso</span>.</p>
<p>Questo funziona secondo un circuito chiuso: l’impulso nervoso originato dallo stimolo viene trasmesso lungo il prolungamento periferico del neurone a T del ganglio spinale (neurone sensitivo); il prolungamento centrale di questo neurone, passando per la radice posteriore del nervo spinale, penetra nel corno posteriore della sostanza grigia del midollo e trasmette l’impulso, mediante un contatto sinaptico, ai neuroni motori del corno anteriore. Dal neurone motore l’impulso, attraverso la radice anteriore del nervo spinale, viene trasmesso al muscolo, provocandone la risposta contrattile.</p>
<p>Chiamasi <span style="text-decoration: underline;">riflesso miotatico diretto</span> ed è monosinaptico: il neurone afferente sensitivo, proietta direttamente l’impulso al neurone efferente motore.</p>
<p>Il recettore che coordina questo meccanismo è il <span style="text-decoration: underline;">fuso neuromuscolare*</span>, strutturato più o meno come il muscolo, con caratteristiche chimico-fisiche leggermente diverse che gli permettono di essere particolarmente sensibile allo stimolo di stiramento. La parte recettoriale più importante è quella ai poli del fuso ed è la porzione più direzionata verso i punti d’inserzione del muscolo striato, che è in stretto rapporto con la fascia superficiale di quest’ultimo.</p>
<p>(*<span style="text-decoration: underline;">Fuso neuromuscolare</span>: sono <span style="text-decoration: underline;">recettori</span> distribuiti in tutta la muscolatura scheletrica. Le due estremità del fuso sono attaccate al perimisio del muscolo, oppure un’estremità al perimisio e l’altra al tendine del muscolo. Il fuso si trova ad essere in parallelo con le fibre muscolari che lo circondano.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Lo stimolo adeguato per il fuso è lo stiramento</span>, cioè un allungamento passivo. Nell’eccitazione del fuso si distinguono una <span style="text-decoration: underline;">componente dinamica che si realizza in fase di allungamento del fuso</span> (segnalata ai centri nervosi tramite la scarica delle fibre primarie; segnalazione prevalentemente fasica), <span style="text-decoration: underline;">ed una componente statica, data dalla nuova lunghezza che il muscolo raggiunge</span> (segnalata tramite la scarica delle fibre secondarie, segnalazione prevalentemente tonica).</p>
<p>L’effetto riflesso della scarica fusale è la contrazione del muscolo.</p>
<p>L’attività del circuito gamma permette al SNC di modulare indirettamente il livello di attività dei motoneuroni alfa e quindi della contrazione delle fibre extrafusali). </p>
<p>Nel riflesso miotatico diretto, oltre che alla stimolazione dell’agonista da parte di stiramenti più o meno lievi, c’è anche il rilasciamento automatico dell’antagonista.</p>
<p> Superata però una certa soglia d’intensità dello stiramento, la quale è più bassa nei muscoli piccoli e corti (monoarticolari) e più alta in quelli lunghi e grandi, s’inverte il meccanismo ed i recettori, in questo caso, non sono più i fusi ma gli <span style="text-decoration: underline;">organi tendinei del Golgi*</span> (compresi nell’ambito della fascia) situati in corrispondenza della giunzione fra muscolo e tendine, <span style="text-decoration: underline;">stimolati durante lo stato di tensione</span> di questo, in seguito alla contrazione muscolare: sono quindi registratori della contrazione attiva del muscolo.</p>
<p>Lo stimolo parte attraverso un recettore, arriva a livello centrale e qui c’è l’inibizione del muscolo agonista e, tramite un interneurone, l’attivazione del muscolo antagonista.</p>
<p>(*<span style="text-decoration: underline;">Organi tendinei del Golgi</span>: gruppetto di fascetti tendinei, avvolti da una capsula, tra i quali si ramifica una grossa fibra nervosa afferente del gruppo Ib. Sono posti al limite tra tendine e muscolo, in serie rispetto alle fibre muscolari. Ad essi fanno capo da 10-20 fibre muscolari extrafusali, provenienti da più unità motorie.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Sono stirati ogni volta che è stirato il tendine</span>, sia che il muscolo subisca un accorciamento che un allungamento. <span style="text-decoration: underline;">Segnalano il grado di tensione muscolare attiva o passiva</span>).</p>
<p>Chiamasi <span style="text-decoration: underline;">riflesso miotatico inverso</span> ed è un riflesso polisinaptico e per questo è più lento; in genere, infatti, fra il neurone afferente e quello efferente, sono interposti uno o più neuroni aventi funzione associativa e regolativa.</p>
<p> </p>
<p align="center"><span style="text-decoration: underline;">Tipologie di contrazione muscolare</span></p>
<p> </p>
<ul>
<li><span style="text-decoration: underline;">Isometrica</span>: non c’è spostamento dei capi articolari e la forza dell’operatore è uguale a quella del paziente (Fo=Fp);</li>
<li><span style="text-decoration: underline;">Isotonica</span> (concentrica): c’è spostamento dei capi articolari che si avvicinano e Fo&lt;Fp;</li>
<li><span style="text-decoration: underline;">Isolitica</span> (isotonica eccentrica): Fo&gt;Fp, è troppo traumatica, utilizzata per rompere le resistenze, le fibrosi.</li>
<li><span style="text-decoration: underline;">Isocinetica</span>: intesa come isotonica piramidale, ma con resistenze crescenti e quindi con reclutamento sempre maggiore di unità motorie del muscolo, 1/3, 2/3, 4/5 della forza max del paziente.</li>
</ul>
<p>Sarà in base alle necessità che si deciderà quale tipo di contrazione usare.</p>
<p>Ad esempio si potrà utilizzare, contrazioni isometriche abbastanza rapide con recupero completo da una all’altra, per drenare un’articolazione (anche per mobilizzarla); quella isotonica è più atta invece per un lavoro di rinforzo. </p>
<p>La contrazione isometrica può essere usarta in due modi:</p>
<ol>
<li><span style="text-decoration: underline;">Diretto</span>: se durante la contrazione andrò contro barriera;</li>
<li><span style="text-decoration: underline;">Indiretto</span>: se andrò verso la lesione, esagerandola e guadagnerò nel momento successivo del rilasciamento.</li>
</ol>
<p> </p>
<p align="center"><span style="text-decoration: underline;">Perché si utilizzano queste tecniche?</span></p>
<p> </p>
<p>Queste tecniche si utilizzano per:</p>
<ol>
<li><span style="text-decoration: underline;">Ristabilire l’equilibrio dei gruppi muscolari antagonisti</span>;</li>
<li><span style="text-decoration: underline;">Riequilibrare le relazioni neuromuscolari dei muscoli in spasmo</span>;</li>
<li><span style="text-decoration: underline;">Migliorare la microcircolazione locale</span> in caso di edemi;</li>
<li><span style="text-decoration: underline;">Mobilizzare le articolazioni ed i tessuti periarticolari</span> che hanno una restrizione di movimento.</li>
</ol>
<p>Quando si usano le tecniche di energia muscolare per mobilizzare l’articolazione si agisce:</p>
<ol>
<li><span style="text-decoration: underline;">Sul meccanismo neurologico</span>: si manda uno stimolo e si cerca di infrangere un circolo vizioso che si è creato all’interno del corpo e mantiene la disfunzione.</li>
<li><span style="text-decoration: underline;">A livello del circolo</span>: perché l’azione muscolare di contrazione funziona da pompa.</li>
<li><span style="text-decoration: underline;">In modo meccanico</span>: perché la contrazione isometrica, a partire da determinate posizioni, mi permette di immettere uno stretching di tipo capsulo-legamentoso nella struttura in disfunzione.</li>
</ol>
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		<title>Che cos&#8217;è il movimento cranio-sacrale?</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jan 2010 19:54:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>brigola</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'osteopatia]]></category>
		<category><![CDATA[cranio-sacrale]]></category>
		<category><![CDATA[tecniche osteopatiche]]></category>

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		<description><![CDATA[Il movimento cranio-sacrale è presente nell&#8217;uomo, sin dalla nascita ed è caratterizzato da un&#8217; attività ritmica che dura per tutta la vita. Esso è totalmente diverso dai movimenti fisiologici relativi alla respirazione o all&#8217;attività cardiovascolare, è infatti più lento e profondo e può essere “facilmente” avvertito palpando la testa e, grazie ad una buona sensibilità palpatoria, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="TEXT-ALIGN: left"><span style="font-size: small;"><a href="http://www.studiolemaree.it/wp-content/uploads/2010/01/sutherland.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-121" title="W. G. Sutherland" src="http://www.studiolemaree.it/wp-content/uploads/2010/01/sutherland.jpg" alt="W. G. Sutherland" width="103" height="153" /></a>Il movimento cranio-sacrale è presente nell&#8217;uomo, sin dalla nascita ed è caratterizzato da un&#8217; attività ritmica che dura per tutta la vita. </span><span style="font-size: small;">Esso è totalmente diverso dai movimenti fisiologici relativi alla respirazione o all&#8217;attività cardiovascolare, è infatti più lento e profondo e può essere “facilmente” avvertito palpando la testa e, grazie ad una buona sensibilità palpatoria,  può essere percepito in qualunque parte dell&#8217; organismo. </span><span style="font-size: small;">La frequenza normale del ritmo craniosacrale negli esseri umani è compresa tra <em>sei e dodici cicli</em> <em> per minuto.</em> Non presenta oscillazioni simili a quelle che si riscontrano nei ritmi dei sistemi cardiovascolare e respiratorio in risposta a esercizio fisico,emozioni, riposo, ecc. Può essere considerato quindi un valido criterio di valutazione delle condizioni patologiche.<em> </em>In presenza di queste infatti, la frequenza con cui questo ciclo si manifesta varia e si modifica fino ad arrivare a frequenze inferiori a sei o superiori a dodici cicli al minuto. </span><span style="font-size: small;">In circostanze di cosiddetta “normalità”  il movimento cranio-sacrale si manifesta a livello del sacro come un lieve movimento di oscillazione attorno a un asse trasversale situato</span><span style="font-size: small;">all’incirca 2,5 cm più avanti rispetto alla seconda vertebra sacrale. Il movimento oscillatorio del sacro è ritmicamente collegato all&#8217; ampliamento e al restringimento del diametro </span><span style="font-size: small;">trasversale del cranio. Quando il cranio si allarga, l&#8217;apice del sacro si sposta in direzione </span><span style="font-size: small;">ventrale. Questa fase del movimento è definita <em><strong>flessione</strong> </em>del sistema craniosacrale. Il </span><span style="font-size: small;">movimento opposto alla flessione è <em>l&#8217;<strong>estensione</strong>. </em>Durante la fase di estensione, il cranio </span><span style="font-size: small;">diminuisce la propria dimensione trasversale, la base del sacro si sposta in direzione </span><span style="font-size: small;">ventrale, mentre l&#8217;apice del sacro si sposta in direzione dorsale. </span><span style="font-size: small;">Durante la fa<a href="http://www.studiolemaree.it/wp-content/uploads/2010/01/craniosacro51.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-142" title="craniosacro5" src="http://www.studiolemaree.it/wp-content/uploads/2010/01/craniosacro51.jpg" alt="craniosacro5" width="63" height="110" /></a>se di flessione del movimento craniosacrale, l&#8217;intero corpo si atteggia in </span><span style="font-size: small;">rotazione esterna e si allarga. Durante la fase di estensione, l’intero corpo si atteggia in </span><span style="font-size: small;">rotazione interna e sembra restringersi leggermente. </span><span style="font-size: small;">Esiste una <em>zona neutra </em>o un rilassamento tra la fine di una fase e l&#8217;inizio della fase </span><span style="font-size: small;">successiva di ogni ciclo. Questa zona neutra viene percepita come una breve pausa che si verifica dopo il ritorno dal limite massimo di una fase e prima che le forze fisiologiche passino alla fase opposta del movimento.</span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: left"><span style="font-size: small;"> </span><span style="font-size: small;">Osteopati esperti sono in grado di palpare il movimento craniosacrale in ogni parte del corpo. La valutazione palpatoria della frequenza, dell&#8217; ampiezza, della simmetria e della qualità del </span><span style="font-size: small;">movimento craniosacrale fornisce rapidamente delle informazioni di grande valore </span><span style="font-size: small;">per la diagnosi e per il trattamento osteopatico</span></p>
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		<title>Campi di applicazione</title>
		<link>http://www.studiolemaree.it/2010/01/04/campi-di-applicazione/</link>
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		<pubDate>Mon, 04 Jan 2010 20:33:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>brigola</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'osteopatia]]></category>

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		<description><![CDATA[Le tecniche strutturali, definite così proprio perché si occupano “principalmente” della struttura (ricordiamo che per l’osteopatia è considerato tutto un’insieme..), correggono le disfunzioni articolari in base a dei precisi assi di movimento. Oltre ad attuare una correzione puramente meccanica, hanno anche una forte influenza neurologica in quanto favoriscono l’emissione di corretti impulsi dalle e alle terminazioni della parte trattata.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"> </p>
<p align="center"><span style="font-size: medium;"><strong>Campi di applicazione</strong></span></p>
<p>L’osteopatia riequilibra le funzioni vitali e agisce con uno scopo curativo ma soprattutto <strong>preventivo</strong>, le indicazioni per un trattamento osteopatico sono molto ampie e indicate per tutte le fasce di età.Qui di seguito riportiamo i campi di applicazione in cui più frequentemente e con successo viene richiesto l’intervento osteopatico, tale elenco non è tuttavia completamente esaustivo.<br />
<strong>Sistema muscolo-scheletrico</strong><em><br />
</em>Tendinite, dolori articolari, pubalgie, cervicalgie, dorsalgie, lombalgie, dolori costali o intercostali, dolori al coccige, e qualsiasi dolore a seguito di un trauma importante (sportivo, incidente stradale, ecc.)</p>
<p><strong>Sistema neurologico</strong><em><br />
</em>Sciatiche, cruralgie, nevralgie cervico-brachiali, nevralgie facciali, diverse neuropatologie, ecc</p>
<p><strong>Sistema neurovegetativo</strong><em><br />
</em>Stress, stati ansiosi, depressivi, irritabilità, turbe del sonno, senso di oppressione, ecc.</p>
<p><strong>Sistema circolatorio<em><br />
</em></strong>Problemi circolatori agli arti inferiori e superiori, congestioni venose, emorroidi, palpitazioni, alcune ipertensioni arteriose, tachicardia, problemi post-operatori cardiocircolatori.</p>
<p><strong>Sistema digestivo</strong><br />
Acidità gastrica, ernia iatale, turbe digestive, turbe epato-vescicolare, diarrea, colite spastica,ecc.<br />
<em><br />
</em><strong>Sistema gineco-urinario </strong><br />
Incontinenza, cisti, turbe della menopausa, dolori al basso bacino, dolori durante i rapporti, prostatite ecc.<br />
<strong><br />
<span style="text-decoration: underline;">Osteopatia e gravidanza</span></strong><br />
Seguito di gravidanza, sindrome post-partum, cistite, dolori funzionali del piccolo bacino, dolore durante le relazioni, ecc..<br />
<em><br />
</em><strong><span style="text-decoration: underline;">Osteopatia e ORL</span></strong><em><br />
</em>Rinite, sinusite cronica, patologie asmatiche, vertigini, cefalee, problemi di deglutizione, ecc..</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Osteopatia e neonati</span></strong><em><span style="text-decoration: underline;"><br />
</span></em>Vari problemi della nascita e della prima infanzia legati ad un parto difficile – come cesareo, disturbi del sonno, mancanza di concentrazione, dislessia, stato collerico, aggressivo, problemi digestivi, problemi ORL , canale lacrimale otturato, scoliosi, ecc.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Osteopatia e sport</span></strong></p>
<p>Sempre più spesso atleti e squadre professionistiche si affidano all’osteopatia per <strong>mantenere e migliorare le performance atletiche</strong> e <strong>prevenire danni</strong> conseguenti a squilibri scheletrici e motori dovuti a sollecitazioni estreme e piccoli traumi quotidiani.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #ff0000;">Limiti dell’osteopatia</span></span></strong><span style="text-decoration: underline;"><br />
</span>L’osteopatia esclude tutte le lesioni anatomiche gravi, ma anche tutte le urgenze mediche. In questi casi, non si tratta più di cercare il &#8220;punto debole&#8221; che ha permesso l&#8217;instaurarsi della malattia, ma di <span style="text-decoration: underline;">agire urgentemente</span>, poiché la patologia in causa non può più essere combattuta con le sole difese dell&#8217;organismo.<br />
L&#8217;Osteopatia non può guarire le malattie degenerative, le malattie genetiche, le malattie infettive e/o infiammatorie, le fratture.</p>
<p><em>Tuttavia, anche se l&#8217;osteopatia non può avere un&#8217;azione su quest&#8217;affezioni, può avere un&#8217;azione sulle conseguenze, in particolare sul trattamento del dolore con la liberazione delle tensioni delle strutture.</em></p>
<p align="center"> </p>
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